Giu 8

Capannelle e il "suo" cavallo di bronzo

La cultura va al galoppo; HippoGroup Roma Capannelle, nel quadro della sua politica di rilancio della conoscenza e della passione per i cavalli, ha aderito alla richiesta dei Musei Capitolini ed ha patrocinato il restauro di un'opera d'arte importantissima: il cavallo di Vicolo delle Palme.
La scultura in bronzo del V secolo a. C. è adesso fruibile dai visitatori dei Musei Capitolini in tutta la sua bellezza e potenza.
Il termine del restauro è coinciso con la grande primavera del galoppo che, come ogni anno, avrà come suo palcoscenico l'ippodromo delle Capannelle. Così, dopo la disputa del Premio Parioli (domenica 29 aprile) e prima di quelle del Premio Presidente della Repubblica e del Premio Regina Elena (13 maggio) e del Derby Italiano (20 maggio), la mostra del cavallo di Vicolo delle Palme verrà inaugurata proprio il 4 maggio e resterà aperta fino al 16 settembre.
Il cavallo di Vicolo delle Palme sarà esposto in Campidoglio nella bellissima Sala degli Orazi e Curiazi, nella quale gli faranno compagnia gli affreschi del Cavaliere d'Arpino, che hanno proprio nei cavalli i loro protagonisti, e in un allestimento di fotografie di Marco Delogu.
E' significativo per la "cultura del cavallo" che HippoGroup intende sempre più promuovere che il "vicino di stanza" del cavallo di Vicolo delle Palme sia il celeberrimo monumento a Marc'Aurelio collocato, insieme con la Lupa Capitolina, nella sala dedicata.
La mostra realizzata in occasione dell'esposizione al pubblico del restauro del cavallo di vicolo delle Palme, è stata concepita partendo dal confronto nello spazio della Sala degli Orazi e Curiazi di questo esempio unico di scultura bronzea di origine greca risalente al V sec. a. C., restaurato con il contributo della società Capannelle, con l'affresco del Cavalier D'Arpino che dà il nome alla sala.
A partire dall'idea dell'allestimento del cavallo di bronzo, in mostra dal 4 maggio al 16 settembre nella sala degli Orazi e Curiazi, Marco Delogu ha pensato a un lavoro che si focalizza sulle teste dei cavalli del combattimento degli Orazi e Curiazi e su due serie di ritratti di cavalli.
Secondo la direttrice dei Musei Capitolini, Anna Mura Sommella, le teste dipinte dal Cavalier d'Arpino nell'affresco dedicato a questo celebre episodio della storia dell'antica Roma, sono tra le più belle teste di cavalli mai dipinte: partendo da questa visione, Marco Delogu le ha fotografate isolandole dal loro contesto, dando loro una grande profondità tramite l'uso del basculaggio del banco ottico, e ipotizzando sin da subito un'esposizione in dimensione 1:1 accanto al cavallo di bronzo restaurato. Nella logica dell'arte contemporanea, un'operazione “site specific” pensata come una rivisitazione dell'espressioni dei cavalli in battaglia, un'operazione che a sua volta ne innesca un'altra: Cavalier d'Arpino era anche il nome del più forte cavallo del Novecento, a detta del suo proprietario e allevatore, il grande Federico Tesio, che era uso dare nomi di artisti ai propri cavalli, così come il famoso Ribot, che deve il suo nome al francese attivo nella seconda metà dell' ‘800 .
In uno studio a luce naturale costruito nell'ippodromo delle Capannelle, un ambiente che ricreava la tipica luce diffusa del nord, Marco Delogu ha fotografato cavalli purosangue liberi su fondo bianco, in una logica di totale sospensione, sottrazione e asciuttezza, in un gioco di comparazione con i cavalli dipinti dal Cavalier d'Arpino, che è anche un lavoro che si muove sul sottile effetto di spaesamento dato dal fatto che i cavalli ritratti nello studio prendono questa volta il nome da grandi artisti contemporanei: Bill Viola, Marisa Merz, Frank Stella, Fabio Mauri…
Il lavoro nella sua interezza verrà racchiuso in un libro dal titolo Photofinish, vol. 3, che continua la serie con quattro studi dedicati alla bellezza del cavallo: dalla riproduzione della sua immagine dipinta a quella scolpita in bronzo, dal cavallo fotografato in primi piani ravvicinati alla restituzione della sua figura intera.

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