Ott 15

San Siro: un giorno da campioni

Ippodromo GaloppoIl tedesco Schiaparelli ha vinto il Jockey Club d’Italia, massima prova del galoppo milanese d’autunno, con impressionante superiorità. Granitico al tondino, leggero nell’azione potente, Schiaparelli ha dimostrato di essere di gran lunga il migliore del campo. Le parole di Pasquier, fantino del secondo, il fondista Champs Elysees, sono illuminanti sul livello raggiunto da Schiaparelli, con il Jockey è arrivato alla terzo gruppo uno consecutivo: «Niente da recriminare, a chi mi chiede se qualcosa sarebbe cambiato se fossi partito prima rispondo: no perché Schiaparelli andava semplicemente più forte del mio. Certo, con un po’ più di andatura, Champs Elysees si sarebbe ingambato prima e lo scatto sarebbe stato più prolungato. Ma il risultato non sarebbe cambiato». Lanfranco Dettori su Laverock è finito terzo dopo essersi inventato una mossa da par suo: vista l’andatura blanda fino in curva è scattato cento metri dopo l’entrata in retta con l’idea di sorprendere all’esterno gli avversari, ancora incerti sul da farsi e intenti a curarsi l’un con l’altro. Avrebbe funzionato, infatti è stato sufficiente a Laverock per avvicinare Schiaparelli. Ma l’aggancio non è riuscito e poco dopo Champs Elysees l’ha giustiziato. Deludente Bussoni, che sulla scorta di quanto fatto vedere in estate doveva andare oltre il quarto con Gimmy alle calcagna. Ma sono cose che si perdonano a un vecchio guerriero di sei anni suonati.
Il Gran Criterium è andato a Scintillo, inglese appartenente a un consorzio di più proprietari. Il robusto sauro è emerso ai trecento finali dopo corsa scandita da Lanfranco Dettori in sella a Gladiatorus, che ha preso la testa duecento metri dopo il via. L’idea di Dettori era di fare ritmo, lasciar respirare il puledro dopo l’entrata in retta, dove appunto si è fatto avanti Scintillo, e poi tornare. L’ultima fase del piano è però riuscita a metà: Gladiatorus ha fatto vedere uno scatto, magari un po’ scomposto, ma tanto incisivo da recuperare più di qualcosa, troppo tardi però perché sul palo aveva ancora mezza lunghezza da Scintillo. «Ho aspettato un po’ troppo, perché il cavallo è arrivato con ancora un bel po’ di benzina. Forse la sua distanza d’elezione è superiore al miglio, ma oggi il problema è stato un alto: dovevo chiamarlo a fondo prima», queste le parole di Lanfranco Dettori, che evidentemente non è un grande sportivo solo per ciò che fa in sella, ma anche per come parla. Ryan Moore, giovanissimo fantino di Scintillo che si è preso la soddisfazione di battere il miglior jockey di tutti i tempi, ha commentato: «Una bella soddisfazione, perché ritenevo il Gran Criterium una prova impegnativa per Scintillo e lui l’ha superata a pieni voti. Il rendimento di oggi si inquadra in un costante miglioramento, ha avuto solo qualche problema ondeggiando un po’ in retta prima di andare in testa. Per il resto continua a crescere». Terzo Farrel, l’allievo di Bruno Grizzetti, che ha perso l’imbattibilità. Il trainer è comunque soddisfatto: «Siamo battuti da due super puledri». Dario Vargiu, fantino di Farrel, concorda, ma con qualche rammarico: «Ho corso vicino a Celtic Slipper, ma quando in retta ho visto che la cavalla non c’era (ha finito quinta, ndr) ho dovuto spostare e qualcosa ha perso. Ma va bene così, ha fatto il suo dovere». E in questo dovere c’è stato anche tenere la testa dignitosamente davanti al tedesco Pomellato.

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Due gruppi tre facevano da contorno ai big events. Il primo, riservato alle femmine di tre anni e oltre, ha visto l’affermazione per scatto feroce dell’inglese Whazzis, ancora Moore in sella, che ha lascito seconda Mimetico di poco avanti a Donoma. In chiusura l’Omenoni, prova per super velocisti, con Le Cadre Noir che ha vinto staccando perentorio ai centocinquanta e lasciando in lotta le due femmine Sakhee’s Song e Velvet Revover, finite nell’ordine per un nonnulla.

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