Giu 8

Merano: Frammassone super

Ippodromo MeranoA chi aveva qualche dubbio, ha risposto alzando la voce. Come quando si devono mettere le cose in chiaro. Frammassone ha stravinto la Gran Corsa Siepi d’Italia, con piglio e autorevolezza senza confini, davanti a signori avversari. E mentre Franco Contu si toglieva qualche sassolino dalla scarpa per la discussa retrocessione nel Pirelli, Maia tributava l’applauso al fenomeno per cui ora l’orizzonte potrebbe essere la Francia. Perché di fenomeno si tratta, l’affermazione è stata così devastante da non lasciare spazio a nessun “se” e nessun “ma”. Frammassone, punto e basta, e le cinque lunghezze a cui ha lasciato il generosissimo Royal Mougins, sì ancora lui, non rendono la dimensione della sua superiorità.
E che corsa! Scombussolata nei piani tattici dall’avventurosa fuga in avanti di Perdono, che Faltejsek (sostituto last minute di Vana Jr a seguito di una caduta rimediata nella corsa precedente) lanciava dal primo metro a giri altissimi. Dieci, venti, trenta lunghezze, solo Royal Mougins accettava inizialmente il ruolo da elastico tra il battistrada e il resto della compagnia salvo rientrare presto nei ranghi del gruppo, dove Frammassone marcato da Gimmy controllava la situazione con Wycherley apparso subito fuori sintonia col salta-e-gira di Maia. I ritmi tambureggianti per una quattro chilometri si facevano sentire tutti sui garretti di Perdono cha all’inizio dell’ultimo giro cominciava a perdere colpi ondeggiando sui salti e diminuendo l’intensità dell’azione, consentendo a Frammassone & co. di ricucire lo strappo senza palpitazioni eccessive. Fino a qui, troppo retropalco per il baio dell’Amalita abituato al primo piano che andava a guadagnarsi a metà della retta di fronte, trascinandosi Royal richiesto e Gimmy accompagnato. Ma questa prima accelerazione impressa da Frammassone era sola la preview dello show, mandato in onda tra la penultima siepe all’apice della piegata conclusiva e l’ingresso in dirittura, quando in un amen il solco tra avanguardia e inseguitori si dilatava come se Royal Mougins e Gimmy avessero inserito il rallenty. La realtà tuttavia era altra e racconta di un Frammassone esuberante a tal punto da annichilire ogni confronto. Il finale era passerella, Fuhrmann impegnato solo a evitare il torcicollo per controllare i distacchi, nonostante Royal mettesse sul campo il grande cuore che possiede per piazzare la zampata valida per la seconda moneta, mentre dietro Gimmy finiva di colpo la benzina e doveva cedere il terzo posto al ritorno di un sorprendente Perdono. A distanza siderale gli altri, ma se per Makalde e Listek era nelle previsioni lo stesso non si può dire per Wycherley, unica bocciatura del contesto. Per fortuna l’ippica è bella anche perché l’appello si concede a tutti: questo Wycherley bellissimo al tondino è stato troppo dimesso in pista per essere vero. Alla prossima.
Flash dal dissellaggio, teatro della festa-Amalita. Franco Contu, allenatore del vincitore: «Avevamo qualche preoccupazione per un contrattempo che gli ha fatto perdere un paio di giorni di lavoro. Per fortuna non ci sono state conseguenze. E abbiamo zittito pure chi ancora diceva che Frammassone finora non aveva battuto granché: oggi ci siamo portati a spasso Royal Mougins, non uno qualunque». Dirk Fuhrmann, il jockey: «Mi aspettavo una corsa con poco ritmo, la tattica di Perdono all’inizio mi ha colto di sorpresa. Comunque problemi zero, a metà corsa sentivo già totalmente in pugno la corsa». Jiri Kousek in sella a Royal Mougins: «Nulla da recriminare, abbiamo fatto tutto quanto era nella nostre facoltà. Siamo stati sconfitti da un cavallo superiore, da un cavallo straordinario». Raffaele Romano, quarto su Gimmy: «Purtroppo abbiamo ancora pagato dazio all’inesperienza. L’irruenza l’ha portato a sbagliato un po’ troppo, la foga a spendere energie inutili. Oggi Framassone era imbattibile. Noi però abbiamo margine di miglioramento notevole».
Il resto del pomeriggio passa necessariamente in secondo piano, sebbene i temi non mancassero. Soprattutto nel Premio Scena, condizionata di pregio per siepisti di 4 anni con vista sul Criterium di Primavera, che ospitava la prima apparizione meranese di Luci a Capannelle: missione compiuta, anche se si tratta di seconda moneta perché sul traguardo il muso avanti era quello grigio di Croaldigno, sempre più convincente, che regalava la seconda gioia di giornata a Sylvain Mastain. L’allievo francese infatti mezz’ora prima aveva griffato il Valle Aurina, ascendente sempre per 4 anni ma sullo steeple, con Falfast proiettato in allungo decisivo nel finale su Castel Caldwell che veniva beffato anche da Artic Key.
A proposito: Falfast più Croaldigno più Frammassone vuol dire tris di Franco Contu.
Un pensierino al Criterium lo dovrà per forza fare anche Treserka, vincitrice netta del Premio Or Jack - altra condizionata in siepi, per 4 anni e oltre al primo anno da saltatori - da un capo all’altro chiudendo agile su Honey Act e Alealy. Riservato ai tre anni era invece il Marlengo che Sirius Black si è portato a casa facile facile.
Le tre prove in piano per G.R. e amazzoni hanno registro i successi di La Gun con Jessica Marcialis (Premio Ortisei, 1.600 metri), di Zabu con Andrea Zambarda (Premio La Selleria di Merano, 1.500), e in chiusura di Marchi e Riccardo Belluco (Premio Castel Tirolo, 2.200).
Prossima giornata di corse domenica 13 giugno. È il pomeriggio del Premio Vanoni, classicissima della primavera meranese, steeple-chase riservato ai migliori profili tra i 4 anni.

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