Ago 15

Federippodromi: intervista al nuovo Presidente

Stefano Meli54 anni, laureato in scienze agrarie, direttore generale e, dal 2006, presidente della società ippica pisana Alfea, Stefano Meli è il nuovo presidente di Federippodromi, la storica associazione alla quale aderiscono, oltre ad Alfea, le società di gestione degli ippodromi di Bologna, Cesena, Corridonia, Grosseto, Merano, Modena, Roma galoppo, Torino, Trieste.
Presidente Meli, come pensa possa esercitarsi nei prossimi mesi l’attività di Federippodromi?
Le società di corse associate alla Federippodromi sono fortemente convinte della necessità di condividere la visione del ruolo fondamentale degli ippodromi nell’ippica italiana, aderendo con convinzione a una carta di valori e a un codice etico. In questo senso l’associazione è aperta a tutte quelle società che concordano con questi principi. Con questa premessa il primo impegno sarà quello di riorganizzare l’associazione, sia dal punto di vista dei principi fondanti che da quello operativo.
Può illustrarci quali sono questi “ valori” anche per comprendere meglio gli obiettivi dell’associazione?
Considerarsi imprenditori e non assistiti; ricercare l’aumento del valore dell’impresa nel medio-lungo periodo e quindi investire il più possibile sprecando il meno possibile; considerare clienti gli spettatori/scommettitori e gli operatori ippici e non l’UNIRE, che regola il mercato, ma non è il vero cliente; ritenere che associarsi sia una opportunità e non una necessità; essere radicato culturalmente ed operativamente nel proprio territorio. E’ da questi valori e dal conseguente codice di comportamento che si svilupperanno le linee essenziali della politica di Federippodromi e l’azione degli ippodromi associati.
Lei è stato fra i promotori e fra i più convinti sostenitori del progetto Ippica Impresa. Lo considera ancora valido?
Ippica Impresa è altra cosa rispetto alle Associazioni di categoria come la Federippodromi e per questo ritengo ancora valido il progetto, in corso di evoluzione. Furono infatti positivi gli ‘stati generali’ dell’ippica che per la prima volta videro tutti gli operatori della filiera contribuire nel suggerire linee-guida al ministro Zaia. Anche se il ministro di riferimento è cambiato, quelle linee restano valide poiché provengono da una serie di documenti condivisi e, anche se sono state da taluni definite banalità, hanno evidenziato, sistematizzandoli, i problemi reali da risolvere. Il fatto che si tratti di cose semplici la dice lunga su quanto il settore non abbia fatto in questi ultimi quindici anni nei quali molti hanno vissuto sostanzialmente di rendita ma pochissimi hanno investito questa rendita.
Quali sono a suo avviso le cause della difficoltà nella quale l’ippica continua a dibattersi?
Le cause della crisi in cui versa il settore possono essere riassunte in una: mancanza di governo del settore da parte dell’UNIRE. Raramente l’Ente ha orientato le proprie scelte verso il raggiungimento di obbiettivi chiari e misurabili nell’ambito di una strategia ben definita, ma si è limitato a mediare gli interessi, spesso contrapposti, dei vari protagonisti della filiera, cedendo ovviamente a quelli via via più forti: gli assuntori di scommesse fino al 1999, gruppi di ippodromi, allevatori, eccetera, in seguito. La gestione del settore da parte dell’UNIRE, insomma, è stata sempre improntata alla episodicità, anche a causa del continuo cambiamento ai vertici. Come ricorda il Segretario Generale in una recente intervista, negli ultimi dodici anni all’UNIRE sono stati nominati sedici tra presidenti e commissari straordinari. Fino a quando il settore delle scommesse era monopolizzato dall’ippica, il comparto ha continuato a vivere tranquillamente, e si sono stratificate logiche di assistenzialismo a scapito della sana competizione, in un settore che, per definizione, fa della competizione il suo fine. Quando il mercato delle scommesse si è aperto a tutti gli sport e a altri eventi, l’ippica non ha messo in atto quei comportamenti necessari a far sì che il suo prodotto potesse competere con gli altri. La lentezza e la burocrazia data dalle regole di Enti Pubblici come UNIRE e di AAMS, con la relativa separazione di competenze e la conseguente difficoltà a coordinarsi, hanno accresciuto il problema. Uno degli effetti della mancanza di governo, e quindi altra grande causa della crisi, è stata l’assoluta mancanza di comunicazione dell’ippica, i cui valori e risultati positivi hanno perso ogni visibilità mediatica, salvo essere sulle prime pagine per i fatti negativi e spesso nemmeno collegati direttamente al settore. In una società che vive ormai quasi esclusivamente di comunicazione, è stato fatto un danno irreparabile. E’ inutile avere cavalli buoni se poi lo sappiamo solo fra di noi; e non dobbiamo credere che i media vengano a cercarci: siamo noi che dobbiamo proporci e comunicare in modo professionale.
Passando dalle strategie di politica ippica alle disfunzioni più palesi della situazione corrente, quali sono le sue opinioni?
Credo che le mie opinioni siano quelle di tutti coloro che frequentano gli ippodromi o le agenzie ippiche, o che comunque sono appassionati di questo sport: siamo in ritardo con le scommesse on line, non stiamo facendo niente per avvicinare nuovo pubblico e, peggio ancora, stiamo allontanando ogni giorno anche i fedelissimi, complicando ulteriormente la nostra scommessa, che già soffre rispetto alla semplicità, direi alla banalità, di altri giochi di grande successo. L’esempio più lampante è la situazione dei due totalizzatori nelle corse di ippica nazionale: quote diverse, spesso visualizzate su schermi diversi, inesistenti su televideo, diramate con grande ritardo. Quarté e quinté sbagliati nella formula, per non parlare della V7, che sembrava dovessero essere rivisti dall’oggi al domani, ma tuttora operanti con le vecchie regole; prelievi troppo alti per le scommesse semplici (vincente e piazzato), situazione inconcepibile per gli allibratori negli ippodromi, in eterna proroga. Tutto ciò ha creato un autentico rigetto che gli appassionati quotidianamente denunciano ma che nessuno ascolta. Sembra quasi ci sia una strategia per allontanare la gente dalle scommesse ippiche. Ma forse è solo disinteresse da parte delle autorità preposte ed in questo senso l’azione della Federippodromi nei prossimi mesi, ma già iniziando dalle prossime settimane, sarà quella di collaborare con lealtà e stimolare l’UNIRE, i Monopoli e tutte le altre associazioni del settore.
Quale dovrà essere il ruolo degli ippodromi?
Oggi più di sempre gli ippodromi devono confrontarsi con un mercato del tempo libero molto competitivo. Devono quindi sviluppare nuove strategie che li rendano capaci di creare e promuovere strutture e servizi tali da rendere una giornata passata all’ippodromo un’esperienza unica e divertente: un’occhiata ai siti delle associazioni degli ippodromi dei vari paesi è sufficiente per capire cosa si sta facendo con successo in Europa e nel mondo.
Gli interventi sulle strutture degli ippodromi, urgenti già dieci anni orsono, sono oggi improcrastinabili e per questo è essenziale lo sblocco del fondo investimenti creato dieci anni fa, fermo per intoppi burocratici che sembrano creati appositamente per non fare.
Il miglioramento del prodotto corsa, inteso come qualità e sicurezza della corsa, è un altro obbiettivo da perseguire: la qualità che intendo è sia tecnica, che spettacolare che di gioco. Insomma le corse devono essere appetibili per l’appassionato e per il giocatore e deve soprattutto esserne garantita l’integrità da comportamenti illeciti. Per realizzare tutto ciò occorre agire sul calendario, sulla programmazione delle corse e sui controlli.
Cosa pensa della classificazione degli ippodromi?
Credo che la classificazione, o meglio la valutazione del ruolo degli ippodromi, non sia più rinviabile. Il concetto che “tutti gli ippodromi devono vivere” non deve significare un incentivo all’assistenzialismo: il diritto alla vita per gli ippodromi, come per qualsiasi entità economica, non esiste. Altra cosa è dire che tutti gli ippodromi devono essere il mezzo per la nascita e la crescita della passione per l’ippica e come tale ogni ippodromo deve essere riconducibile a un ruolo e, in funzione di esso, deve raggiungere gli obiettivi funzionali a tutta la filiera ippica. Ogni ippodromo ha una sua specifica caratteristica, che può essere l’ambiente nel quale è inserito, la collocazione nella città, la bellezza architettonica dell’impianto, la potenzialità in termini di attrazione di pubblico anche per altri eventi. Ogni Società deve quindi ricercare la propria tipicità e valorizzarla. Esiste però una caratteristica comune alla stragrande maggioranza degli ippodromi ed è la loro storia: soltanto riscoprendo le nostre radici potremo avere un futuro. E’ quindi il fenomeno culturale che deve essere riscoperto attraverso gli strumenti di marketing. Storia, tradizioni, cultura, ambiente, sana competizione, colori, emozioni, divertimento: sono questi i valori che dobbiamo evidenziare e comunicare in modo appropriato. I problemi e le crisi non si risolvono con ricette magiche, bensì con il lavoro quotidiano da portare avanti con tenacia e continuità seguendo obbiettivi e strategie ben definiti, per creare spettacolo, migliorando al tempo stesso il teatro, i suoi servizi e la qualità degli attori e far divertire il pubblico: perché è il pubblico nostro vero cliente.

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