Gen 25

San Rossore: vernacolo al mattino, mascalcia al pomeriggio

Ippodromo San RossoreDomenica 27, alle ore 11.30 nella club house dell’ippodromo, incontro con l’avvocato Lorenzo Gremigni sul vernacolo pisano, in particolare sui sonetti di Renato Fucini (Neri Tanfucio) dei quali è un interprete raffinato. L’avvocato Gremigni è attualmente il maggior autore e interprete di commedie vernacole di successo, fondatore e direttore della storica compagnia teatrale ‘CGS’ (Crocchio Goliardi Spensierati). Ha pubblicato vari libri sulla goliardia e sulla storia pisana. L’incontro, organizzato dal San Rossore Turf Club, è aperto al pubblico.
Domenica 27 gennaio, l'ippodromo di San Rossore ospiterà i MANISCALCHI.
Questi artigiani daranno dimostrazioni pratiche della loro arte con la forgiatura a fuoco, con l'esposizione di ferri e strumenti di lavoro antichi e con una breve e semplice lezione ai bambini in collaborazione con le animatrici di Ippolandia. Anima di tutto questo sarà STEFANO FALASCHI che ci ha inviato una breve nota l'arte della mascalcia.
STORIA DELLA FERRATURA DEL CAVALLO – LA MASCALCIA
La mascalcia è l’arte di ferrare i cavalli o, per meglio dire, la tecnica di preparare i ferri che verranno poi applicati agli zoccoli dei cavalli senza procurare inconvenienti e il conseguente dolore o incertezze di movimento al cavallo.
Non sappiamo chi abbia inventato la ferratura ma in base a ricerche storiche si suppone che i barbari e altre tribù nomadi in Europa praticassero la praticassero già. La supposizione nasce dal fatto che i barbari erano abili lavoratori dei metalli e il cavallo era il loro mezzo di spostamento veloce.
In natura il cavallo si muove per le sue funzioni fisiologiche, riproduttive e per sfuggire ai predatori, quindi il consumo dello zoccolo e uguale alla sua crescita.
Si capisce così il perché della ferratura che permise l’utilizzo continuo del cavallo, eliminando il consumo dello zoccolo.
La protezione dello zoccolo era praticata anche dai romani che usavano una specie di calzatura che veniva chiamata ipposandalo ed era fermata allo zoccolo con corregge di cuoio o cinghie.
Per ferratura si deve intendere l’applicazione allo zoccolo di un ferro sagomato, attaccato con chiodi idonei allo scopo. Una testimonianza storica è riportata nella Colonna di Traiano eretta circa nel 400 d.c., dove si notano strumenti per ferratura e scene rituali di relative a questo mestiere. Da quel tempo a oggi concettualmente non è cambiato molto e come allora usiamo gli stessi attrezzi.
Il periodo più importante per i maniscalchi sono stati il Medioevo e il Rinascimento poiché erano considerati dignitari di corte e soprintendevano anche alla salute dei cavalli.
“ Chi trova un ferro è fortunato”. Il vecchio detto popolare risale a quel periodo, quando i nobili ferravano i cavalli in oro e quindi era fortunato chi trovava un ferro di così alto valore perso da un cavallo!
Un’altra curiosità riguarda i pellerossa d’America: come mai non ferravano i cavalli? Semplicemente perché non conoscevano la ferratura così come le staffe e la sella. L’arte equestre era conosciuta solo ai popoli più progrediti da un punto di vista “tecnologico”.
Questo antico lavoro che si confonde ancora oggi con l’arte, è di vitale importanza per poter impiegare i cavalli nello lo sport e per migliorare le loro capacità atletiche.
Ogni cavallo ha il suo ferro in base alla disciplina sportiva praticata o al lavoro che svolge. Una “calzatura” leggera in ferro o alluminio è consigliata per i cavalli purosangue che corrono sulla pista di San Rossore, mentre un ferro robusto e pesante sarà consigliato per i cavalli da tiro che vivono nella Tenuta di San Rossore.
Stefano Falaschi - Maniscalco

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