Gli Ippodromi sorgono nell’attuale sede di Vinovo nel 1960/61 contemporanei
della gran manifestazione d’Italia ’61 che incise per importanza e
per le opere realizzate, a firma di illustri architetti come Nervi, nella vita
e fisionomia di Torino. Dal 1906 gli Ippodromi, situati proprio davanti alla FIAT
Mirafiori, sono stati il polmone della città ed il cuore di un’ippica
di rango nobile e di spessore. Basti citare alcuni dei primi presidenti del secolo
scorso: conte Giuseppe Tarino do Gropello, conte Vittorio Balbo Bertone di Sambuy,
conte Enrico Marone Cinzano; basti citare Federico Tesio, basti pensare alla lunga
permanenza nei consigli d’Amministrazione della famiglia Agnelli.
La Fiat, agli albori del miracolo economico, si palesava già come la locomotiva economica italiana. Non c’era quindi da stupirsi che l’Ippodromo a Mirafiori dovesse chiudere, reso poco accessibile dal congestionato traffico e provo ormai di possibilità di sviluppo. Ad opera di tre appassionati soci ed amministratori, gli Avvocati Carlo Marangoni, Guido Bianchetti ed Emanuele Nasi, nasce il progetto e poi la realizzazione dell’impianto di Vinovo. La chiusura di Mirafiori non rappresentava una fine, ma un ponte di lancio per un’attività ippica degna di Torino e dell’importanza che la regione stava acquisendo in Italia e nel mondo. Vicino alla stupenda palazzina di Stupinigi, iniziò la costruzione dei due ippodromi, galoppo e trotto e di un’area con circa cinquecento box ed impianti per l’allenamento.
Prima il “Federico Tesio” di galoppo e poi lo “Stupinigi”
di trotto nel 1961/62 iniziano la loro vita. La vita sportiva degli Ippodromi
viveva anni esaltanti, con i protagonisti del Costa Azzurra, del Marangoni, del
Principe Amedeo. Nel 1977 il Gruppo IFI cede la proprietà degli Ippodromi
alla compagine sociale attuale, e riportano nella gestione torinese nuove esperienze
e capacità imprenditoriali. Viene modificato il calendario corse, s’investe
nelle strutture con interventi importanti, viene introdotta l’automazione
nella raccolta scommesse.
La storia più recente vede Torino in difficoltà per la necessità di ripartire le risorse su due ippodromi, e a seguito delle considerazioni economiche e degli obiettivi attuali, è stato purtroppo necessario, ancorché doloroso, rivedere gli impegni sull’area torinese e sacrificare l’impianto del galoppo, che avrebbe necessitato maggiori risorse con minori possibilità di ritorno. Rimane attiva l’area dedicata al trotto, che con la pista che vanta la dirittura più lunga d’Italia, il centro di allenamento con oltre 650 box, il ristorante panoramico sulla pista servita anche da un maxi schermo di oltre 30mq, è sicuramente uno degli impianti più prestigiosi in Italia.