MONTEGIORGIO - Ci sono profumi che non sbiadiscono mai, stampati a fuoco nella memoria di chi è cresciuto a pane e trotto. Quello del caffè del bar delle scuderie che si incrocia con l’odore del fieno bagnato, la terra battuta della pista che sprigiona la sua essenza sotto le prime gocce d’acqua dell'innaffiatrice e quella brezza leggera che scende dalle colline marchigiane quando il sole decide di tuffarsi dietro l'orizzonte. Per noi, popolani e sognatori del sulky, l’attesa è finita.